A.A.A. cercasi media o forza politica che affronti in modo realistico la questione delle “pensioni per cani”

cane-sbarreMolti pensano che oggi in Italia si possa avviare un’attività di pensione per cani liberamente e senza vincoli.

A differenza di altri abusivi che devono lavorare sottobanco e col passaparola per non farsi scoprire, le pensioni per cani casalinghe possono dire apertamente di svolgere questa professione nel proprio appartamento. Si autoproclamano buoni e sensibili ed è proprio per questo che possono pubblicizzarsi dove desiderano proponendo i loro prezzi giornalieri.

Cercando “pensioni casalinghe per cani” su Google ci s’imbatte perfino in piattaforme online che sbandierano bontà e dicono apertamente ciò che fanno. Le pensioni abusive sono libere di decidere autonomamente quanti cani accudire, come accudirli e dove tenerli. Fanno di testa loro senza adempiere le regole criticando chi le regole le rispetta. Per dimostrare la loro bontà, autoproclamandosi i veri amanti dei cani in assoluto, gli abusivi hanno anche sentito il bisogno di scovare i cattivi contro cui confrontarsi. E paradossalmente, i cattivi sono da un lato le ASL (perché impongono l’autorizzazione sanitaria) e dall’altro noi autorizzati che ci atteniamo a ciò che prevede la legge. Normative che tutelano sia il benessere del cane sia quello dei vicini di casa, perché stabiliscono, ad esempio, le distanze adeguate tra la pensione e le abitazioni più vicine.

Sfatiamo ogni dubbio: l’autorizzazione sanitaria è obbligatoria per chiunque accoglie anche un solo animale e riceve per questo denaro a qualunque titolo, anche per associazioni non a scopo di lucro e asili per cani, anche se questi non prevedono il pernottamento. Anche le piattaforme online devono avvalersi di personale qualificato in possesso della necessaria autorizzazione sanitaria, invece di rivolgere le proprie attenzioni verso le abitazioni private di dog sitter e di educatori cinofili poco seri sfruttando a proprio vantaggio la mancanza di regolamentazione per queste professioni.

Ci sono sempre state – e per fortuna – persone disponibili ad accudire uno o due cani nella propria casa utilizzando buon senso e rispetto del vicinato. Niente di male. Ma di fronte all’impellente necessità degli abusivi di pubblicizzarsi in rete o iscriversi a piattaforme online viene il legittimo dubbio che non siano solo la bontà e i buoni sentimenti a spingerli ad accudire i cani.

Tra le varie condizioni richieste dalle ASL per la custodia dei cani, la costruzione dei box è l’aspetto su cui fanno leva maggiormente gli abusivi delle pensioni casalinghe, creando una vera e propria campagna diffamatoria (e di marketing) capace di tramutare uno spazio a norma in una gabbia triste. Durante la stesura del mio libro “Vendesi bontà” fin troppe volte mi sono imbattuto in slogan assurdi tipo: “non lasciare il tuo cane in una lurida, squallida e/o fatiscente gabbia”.

L’autorizzazione sanitaria non prescrive solo i box, ma anche le aree di sgambamento, il reparto di toelettatura, l’infermeria ecc. E’ obbligatorio inoltre uno scarico fognario dedicato ai cani. Ma di queste e altre normative gli abusivi preferiscono non parlare.

Quello che sorprende di più è l’atteggiamento di alcuni media che, nel fornire informazioni e consigli su dove lasciare l’amico a quattro zampe, preferiscono stare dalla parte del buonismo delle pensioni casalinghe improvvisate e non parlare, invece, di autorizzazioni fiscali e sanitarie. Ovviamente non accade lo stesso per altre attività in cui le ASL devono tutelare l’igiene pubblica (centri estetici, palestre, studi e centri che fanno piercing e tatuaggi, ecc.), per le quali giustamente viene sottolineata dai media l’importanza della professionalità, sia mediante la richiesta della ricevuta fiscale a prova della prestazione ricevuta, sia mediante le dovute autorizzazioni sanitarie, onde evitare il possibile contatto con ricettacoli di malattie.

Nel caso dei cani l’autorizzazione sanitaria è doppiamente importante: essa tutela da patologie trasmissibili tra soggetti della stessa specie, ma anche da quelle che potrebbe trasmettere al proprietario una volta tornato a casa (zoonosi).

La giornalista Ilaria Vesentini nel suo articolo apparso su Il Sole24ore già nel 2014, nonché maggiore quotidiano economico finanziario italiano, privilegia l’accoglienza nelle abitazioni private per gli amici a quattro zampe, invece di rivolgersi a professionisti autorizzati, giustificando tale scelta col rifiuto per i box, bollati superficialmente dalla giornalista Vesentini come “delle gabbie strette e costose”. Per il benessere animale le ASL prevedono e prescrivono box, non gabbie strette o scomode.

Quindi qualora si fosse a conoscenza di episodi specifici o di situazioni disagevoli e improprie, gli interessati andrebbero denunciati, piuttosto che azzardare paragoni con le pensioni autorizzate. E come se non bastasse, la giornalista Ilaria Vesentini bacchetta ulteriormente noi gestori autorizzati ritenendoci colpevoli di svuotare i portafogli alle persone e di mandare i “padroni dei cani” in vacanza col magone. Oltre che malfattori e manigoldi, saremmo quindi anche cattivi e malvagi.

I prezzi giornalieri di un abusivo sono mediamente pari o superiori a quelli di un professionista autorizzato, il quale deve però detrarre il 22% di IVA, tasse, INPS, INAIL e spese di ammortamento e manutenzione delle strutture autorizzate stesse. Quindi bisogna riformulare la questione di fondo: se è vero che noi autorizzati svuotiamo i portafogli delle persone, è altrettanto vero che chi lavora illegalmente oltre a fare questo può:

1) svuotare i portafogli dell’Erario e quindi le tasche di tutti i contribuenti visto che queste attività sono quasi sempre effettuate senza rilascio di ricevuta;

2) non tenere conto del vicinato e rischiare intolleranze sia verso i cani da parte di coloro che non possiedono animali che tra i cani stessi: il discorso vale per tutti i cani, anche quelli che già vivono in un condominio o in un quartiere, si pensi ad esempio a cosa accade se si occupano delle aree cani o dei giardini condominiali per svolgere un’attività abusiva;

3) nuocere indirettamente anche ai cani presenti nei canili in cerca di adozione, perché i preconcetti e i tentativi di far apparire i box come gabbie e scenari di traumi terribili possono allontanare una famiglia dal proposito di un’adozione in canile, per il timore di accogliere un cane problematico o traumatizzato dai temuti effetti collaterali delle “luride gabbie”;

4) pregiudicare il lavoro dei dog sitter e degli educatori cinofili seri che con l’irregolarità non hanno nulla a che fare: in ambito cinofilo non esistono professioni legalmente riconosciute, questo vuoto normativo consente agli abusivi di sconfinare dal proprio ambito lavorativo finendo col danneggiare chi rispetta i cani e si dedica a loro con professionalità.

L’articolo de Il Sole24ore è tutt’altro che un caso isolato: la rassegna stampa recente sull’argomento è cospicua, a prova di un atteggiamento mediatico comune e diffuso. Riteniamo questo articolo il caso più emblematico, perché è comparso su una testata quotidiana specializzata in economia e finanza.

Anche la politica potrebbe far tesoro di questo argomento per ripristinare una situazione di legalità fiscale e sanitaria ormai sfuggita di mano.

Cosimo Lentini