Cane Spontaneo: un nuovo approccio all’educazione cinofila

L’approccio Cane Spontaneo rende estremamente semplice la relazione uomo-cane, è quindi adatto a tutti coloro che vivono o lavorano con i cani.

L’approccio Cane spontaneo propone un’alternativa all’educazione cinofila attuale focalizzando la propria attenzione sulla naturale propensione al comportamento corretto del cane. I cani che vivono insieme a noi non devono fare nulla di eccezionale, non sono cani da lavoro o da sport a cui viene richiesta una performance, ma solo comportarsi bene al nostro fianco.

Il cane è spontaneamente portato al comportamento corretto, dobbiamo solo imparare come relazionarci al nostro amico a 4 zampe guidandolo nella nostra quotidianità, sfruttando le capacità innate dell’uomo nel gestire il cane come animale da compagnia e del cane di vivere al fianco dell’uomo.

Una buona formazione parte da un’informazione corretta. Partecipando alle attività del CENTRO DI inFORMAZIONE CINOFILA Cane Spontaneo potrete in/formarvi e scoprire come sia facile vivere in armonia con il vostro cane tutti i giorni.

Sin dalla antichità l’uomo è stato in grado di addomesticare e gestire il cane in modo naturale, nel corso degli anni abbiamo perso la nostra capacità di rapportarci al cane in modo spontaneo. Così il nobel Konrad Lorenz nel suo libro “E l’uomo incontrò il cane” pubblicato nel 1950:

Probabilmente il cane era già addomestico quando gli uomini cominciarono a vivere sulle palafitte, oppure lo è diventato nel corso di quel periodo. Si può immaginare che un giorno una donna, o una bambina che voleva ‘giocare alla bambola’, abbia raccolto un cucciolo abbandonato e lo abbia allevato in seno alla famiglia umana. Forse quel cagnolino era l’unico sopravvissuto di una cucciolata caduta vittima di una tigre. Il cucciolo piangeva, ma nessuno si occupava di lui, poiché evidentemente la gente a quel tempo aveva ancora i nervi d’acciaio. Ma, mentre gli uomini erano occupati a cacciare nelle foreste e le donne erano intente alla pesca, una bimbetta seguì quel lamento e trovò in una grotta il cucciolo, che le venne incontro senza timore sulle zampette ancora incerte e cominciò a leccarle e a succhiarle le mani protese.

Quel batuffolo morbido e tondo ha certamente risvegliato, già nella figlia dell’uomo della prima età della pietra, l’impulso a prenderlo in braccio, a coccolarlo e a trascinarlo continuamente in giro con sé, non altrimenti di quanto accade alla bimba dei giorni nostri. Gli impulsi materni da cui nascono tali gesti sono infatti antichi come il mondo. E così la bimba dell’età della pietra, imitando all’inizio come per gioco ciò che ha visto fare alle donne adulte, gli ha dato da mangiare, l’avidità con cui la bestiola si è gettata sul cibo che le veniva offerto l’ha resa felice, come sono felici le nostre mogli e madri quando gli ospiti mostrano di gradire il loro cibo.